PARIGI

Supercazzola alla Tour Eiffel

Supercazzola alla Tour Eiffel, una storia di bilinguismo a metà.

Doverosa premessa: questo non è un post sul bilinguismo o sui bambini bilingue.
Il web ne è sovraccarico a tale punto che non li leggo neanche più. Personalmente non ci trovo nulla di eccezionale nei bambini bilingue.
Sarebbe già un successo interplanetario per i più- me compresa- conoscere alla perfezione la grammatica italiana.
I bimbi nord europei sono tutti bilingue (e non solo loro, ma sono i primi ad essermi venuti in mente). In Québec, dove il francese la fa da padrone, già alla garderie i piccoli frequentano atelier di inglese e spagnolo, guardano cartoni e film in lingua originale, il che li aiuta nell’apprendimento di una seconda lingua. Di conseguenza mi sembra solo naturale che dei bambini che vivono all’estero parlino più lingue.
Merdolino è bilingue, mi preoccuperei del contrario visto che si confronta quotidianamente con due lingue da quando è nato.
Inoltre nel 2017 con le distanze geografiche annullate dal web ed il mondo che si fa sempre più piccolo, che diminuiscano le barriere linguistiche credo sia solo normale, niente di eccezionale.
Ecco, diciamo che trovo più eccezionale il fatto che oggi a Parigi ci sia il sole…

Finita la premessa, iniziamo con il post cazzaro.

-Figo che vi trasferite a Parigi. Ok sarà uno sbatti il trasloco internazionale ma almeno non dovete imparare una nuova lingua.
Vero, a metà.
Infatti il francese-canadese differisce per pronuncia, accento, vocaboli ed altre sfumature dal francese-francese, essendo contaminato da parole e modi di dire anglo-americani. Colleghi ed amici parigini ci prendono in giro per il nostro accento molto marcato, a loro dire, e la cadenza “campagnola” (ma guai a fargli notare la loro R arrotata, ça va sans dire).

Giorni fa ho messo un annuncio, su uno dei tanti siti passaparola del quartiere, sono alla ricerca di una gardienne (babysitter) che si occupi per qualche ora alla settimana di Bianca. Risponde all’annuncio una signora molto gentile, la quale concordava sui giorni e sulle fasce orarie, aveva esperienza nel ruolo richiesto ed era molto interessata. Figata!
Pero’ (ahia) non capiva cosa c’entrasse una bambina di 7 mesi con il suo ruolo di gardienne.
Mmmmm…
Bene dopo le dovute spiegazioni, da entrambe le parti, ho scoperto che in Francia la gardienne non è l’equivalente di una babysitter, come in Canada, ma la portinaia. La signora infatti pensava di occuparsi di un edificio e non di una bambina. Ottimo. (Ah, per la cronaca, le babysitter qui sono le nounou).

Morale: anche oggi ho imparato qualcosa di nuovo.
Però sono ancora senza babysitter.
Qualche volontario?

 

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