PARIGI

Odierai Parigi


-Odierai Parigi, all’inizio- mi ha detto un’amica qualche giorno fa.

E tutti i torti non li ha. Non che io odi Parigi eh, o almeno non ancora. Il nostro rapporto è agli inizi, non ci conosciamo bene e non ci fidiamo l’una dell’altra. Ci studiamo da lontano, ci scrutiamo; siamo in attesa, chi tra le due farà la prima mossa?

Cara Parigi, io non ti odio. Però mi stai stretta.

Mi stanno strette le tue strade. Trafficate, frenetiche, strette -appunto- , sprovviste di parcheggi e buie.

Parigi, non è colpa tua è mia. Perdonami ma sono ancora legata alla mia ex, a Quebec.

Quebec era così… aperta? Mmm forse non è un bel termine da utilizzare. Larga, tantomeno. Insomma, le strade di Quebec erano spaziose, comode, poco trafficate e si trovava parcheggio pure per un carro armato in caso di bisogno. Ma tu Parigi, hai parcheggi che sembrano celle di alveari e nel traffico mattutino un’indecisione alla guida ti regala un vaffanculo e… buona giornata anche a lei, sa dove può infilarsela quella baguette?!!

[Che poi, apriamo un’attimo una parentesi: Parigi, spiegami perché tutti i tuoi abitanti girano con la baguette sotto braccio? Cioè, pure quando hanno i sacchi della spesa, borse o zaini la baguette è saldamente incastrata sott’ascella. Why? È illegale riporla in borsa? Si gioca a chi ce l’ha più lunga? Deve essere condita con humor ascellare?  Boh, mistero. Parigi l’è bona la baguette, ma è stretta pure quella.]

Parigi, la tua vecchia metro mi sta stretta.

Sai che quella di Montreal, più giovane, è più comoda ed accessibile a tutti? Sai che a Montreal vai tranquillamente in metro col passeggino? Qui da te ho desistito dopo un viaggio da esaurimento nervoso ed aver sudato  8 camicie.

Parigi, il tuo cielo grigio, plumbeo e minaccioso mi sta stretto.

L’ampio cielo blu di Quebec mi manca così tanto. Il sole accecante che si riflette sulla neve illuminando la vastità dei panorami, i fiumi ghiacciati… per carità bello eh ma sempre a -30 gradi.

Vedi Parigi, io non ti odio. Mi stai stretta.

Sono un’amante ferita che pensa ancora alla sua ex. Vedo in Quebec un’amante rassicurante, dolce ed accogliente, femminile e formosa. Tu mi sembri ancora un’androgina signora, fredda e dal naso aquilino. Sono diffidente nei tuoi confronti.

Parigi, io non ti odio. Mi stai stretta.

Riconosco la tua affascinante bellezza, ma sono ancora impaurita dalla tua spiazzante austerità.

Parigi, non è colpa tua ma mia.

Ho bisogno di tempo. Ho bisogno di prendere il ritmo. Un giorno faremo follie insieme lungo la Senna.

Buon San Valentino mia amata Quebec.

Buon San Valentino Parigi. Mia, forse un domani.

 

 

 

 

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5 Comments

  • Reply
    Sempre Mamma
    febbraio 14, 2017 at 4:40 pm

    Ci sono stata per poco a Parigi, il mio è un pu to di vista turistico, a me è piaciuta vista dall alto o lungo la Senna , o negli scorci poco battuti ed era estate. Viverci non so, forse starebbe stretta anche a me, strettissima

  • Reply
    virginiamanda
    febbraio 16, 2017 at 8:13 am

    Sì, credo che incuta un po’ di timore… ma come dici tu, è bellissima, e le cose belle hanno bisogno di tempo per essere apprezzate! (A me Londra dopo Stoccolma sembrava troppo, troppo, troppo caotica e rimpiangevo il silenzio…)

  • Reply
    Betty
    febbraio 17, 2017 at 8:13 am

    Ti suggerisco di leggere il blog di “The queen father”, che ha abitato a Parigi per un anno proveniendo da Londra
    Ricordo la sua definizione “Parigi è come una bella signora sui tacchi, ma non puoi stare sui tacchi sempre..
    Atra visione di Parigi l’ha avuta Alice di “Alice e la bestia”, ne parlava con molta nostalgia quando l’ha dovuta lasciare..
    Io ci vado una volta l’anno per una fiera, ogni anno la trovo sempre più soffocante, incasinata e sporca.
    Quest’anno è stato il culmine, non avrei mai pensato di essere felice di scappare da Parigi.
    Credo che se poi tu ci debba vivere fai buon viso a cattivo gioco e i lati positivi li trovi, guardando con calma ed esplorando ogni giorno

  • Reply
    Chiara
    febbraio 17, 2017 at 8:43 am

    Ho adorato Parigi quando vivevo da sola al sesto piano e vedevo i tetti dalla finestra. E camminavo, camminavo, camminavo. Ci sono anche tornata con il nanetto: ha dormito con l’ovetto dentro una mini vasca da bagno in un mini appartamento pieno zeppo di gente che festeggiava e ha preso l’aperitivo in terrazza a altezza gas di scarico. Da quando siamo in 4 l’abbiamo evitata, ma adesso che abbiamo definitivamente abbandonato il passegino non vedo l’ora di tornarci… i nanetti, che sono molto francesi, vorrebbero tanto salire sulla torre eiffel. Se riesci a fare la maggior parte delle cose a piedi, ti innamorerai. Se devi lottare con i mezzi, coraggio, cresceranno… BIENVENUE

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    NonPuòEssereVero
    febbraio 17, 2017 at 9:55 am

    Mia mamma ci ha abitato per anni, sicuramente era una Parigi diversa da quella di adesso (parliamo della fine degli anni ’60/primi ’70) e, quando è tornata in Italia, ci è sempre tornata almeno una volta l’anno perchè non è mai riuscita a stare senza troppo a lungo..però mi ha sempre detto che ci ha esso tantissimo per innamorarsene, quindi magari prima o poi… 😉
    Io non ho idea perchè ci sono stata anche per periodi lunghi, ma sempre da turista quindi sicuramente il punto di vista è differente!

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