INTERVISTA DOPPIA

INTERVISTA DOPPIA (SEMISERIA) #7

A partecipare all’intervista doppia (semiseria) di oggi sono due donne che arrivano da due paesi difficili, ricchi sia cultural schock sia di aspetti affascinanti, vi presento dall’Africa: Francesca e dall’India: Michela.

Patente e libretto madame, anzi nome e blog.

F. Il mio nome di battesimo è Francesca Romana, ma non mi ci chiama quasi nessuno. Mi presento sempre come la Fra, ma in rete (e ci sto da parecchio) sono cescar76. Il mio blog si chiama La Tana Africana La Tana Africana, nome che nasce dall’unione di La Tana (di potteriana memoria) con l’aggettivo “Africana” di ovvio significato. Del resto il blog è nato proprio per parlare di quello 😉

M. Michela, il mio blog si chiama Sopravvivereinindia (in certi periodi si trasforma in sopravvivereinpadania!).

intervista india africa

Quanti figli hai?

F. Due, universalmente conosciuti come i Patati. Due figli di 8 e 6 anni che più diversi (tra tratti somatici, colori e carattere) non potevo farli e che ovviamente qui scambiano per gemelli. Son cose.

M. Non ho figli ma ho un cane di nome Giuliano che pesa quasi quanto me e gestirlo non è facile.

Come e perché sei finita in……..

F. Andare a fare un’esperienza all’estero era un po’ il sogno di mio marito, il quale ebbe la furbizia di propormi di fare la domanda per prestare servizio in un’Ambasciata (mio marito è un militare) quando ero ancora sotto ormoni post nascita del primo figlio e quindi con il cervello che andava a tre cilindri a dirla grossa. La prima domanda non andò bene, poi nacque il secondo figlio (e con lui anche una diversa esigenza economica) e si rifece la domanda con molte più dita incrociate della prima volta, onestamente. Chiedere aiuti economici a mamma e papà a 35 anni non è edificante né bello. In un caldo (credevamo) giorno di fine luglio arrivò finalmente la risposta. Ed è così che abbiamo vinto un viaggio con la Farnesin’s Airlines per la Costa d’Avorio, ormai tre anni e mezzo fa!

M. Sono finita a Pune perché mio marito ha accettato di lavorare qui per una ditta italiana, inizialmente spinto da me perché volevo vivere all’estero (qui lo ammetto per la prima volta) l’impatto non è stato per niente facile e le differenze fra l’India e l’Italia sono immense ma provo a fare del mio meglio per non impazzire e vivere serena!

La più grande figura di merda che hai fatto appena arrivata nel tuo nuovo paese?

F. Le feci, e questo è indicativo del divertimento dei primi mesi, tutte in ambiente medico. Sono stata campionessa mondiale di figura di merda con triplo salto carpiato, principalmente perché quando sono arrivata qui non conoscevo per niente il francese, unica lingua parlata da tutti. Come non ricordare per esempio quando sono andata in clinica a farmi visitare e non ricordavo il nome della dottoressa? Alla conseguente domanda dell’infermiera (ok, che tipo di dottore è? – intendeva tipo otorino, nefrologo, ortopedico) risposi “è alta così, porta i capelli fino qui e ha gli occhiali”. Mimando pure. Il tutto davanti a tipo 30 persone in attesa. Bei momenti.

M. Beh io e le figure di merda siamo un tutt’uno da sempre quindi non saprei scegliere. Una volta a una cena ho fatto una battuta razzista sui neri che ha fatto ridere solo una nera cioè me. Un’altra volta ho chiesto più volte ad una donna che mi sta simpaticissima da quanto fosse incinta ma lei era solamente ingrassata. Queste sono state le peggiori ma solitamente faccio una figura di merda alla settimana.

Parliamo di cucina: uno dei piatti tipici locali che proprio non ti piace?

F. Le salse, più che altro per l’odore, in cui sono cotti tutti i tipi di carne. Qui si sceglie principalmente la salsa e poi il tipo di carne che ci vuoi. Il sapore è buonissimo: il problema è farle arrivare alla bocca! Poi l’agouti , un grosso roditore topiforme, simile alla lontra, in casa conosciuto come il topone, che onestamente mi sono rifiutata di assaggiare, chissà mai perché…

M. Una roba che ancora non ho capito come si chiama. È una mezza pallina fatta con la sfoglia e dentro ci buttano di tutto: yoghurt, frutta, verdure, spezie e quando hai mangiato quella ti devi mangiare anche tutta la broda con cui è condita.

Dimmi una cosa che detesti ed una che adori (e perché) del tuo nuovo paese.

F. Detesto l’indolenza. Il pensare che gli altri debbano adattarsi ai loro tempi (biblici) e soprattutto risolvere i loro problemi. La massa delle persone, qui (e dispiace non sai quanto constatarlo), non ha voglia di migliorarsi e investire su stessa: preferiscono fare il minimo e poi si vedrà. Le cose che adoro sono più sfumate e varie: l’accoglienza, i sorrisi, la pelle color cioccolato, il sole grande e veloce, la tolleranza religiosa e tante piccole cose di cui mi sono riempita cuore e occhi.

M. Mi piace il clima, anche se a volte fa troppo caldo, mi piace il fatto che qui ci sono molti stranieri quindi ho l’opportunità di conoscere persone da tutto il mondo e sono grata all’India perché mi ha “costretto” ad imparare l’inglese. Non mi piace anzi detesto il traffico questo non sentirmi mai al sicuro, poi mio marito vuole spesso uscire in moto perché si risparmia tempo, e io ogni volta perdo dieci anni di vita. Detesto anche il fatto che qui non mi sento libera di fare quello che voglio come farei nel mio paesino e odio dal profondo del mio cuore l’abitudine che hanno gli indiani di fissarmi come se fossi un’aliena quando mi vedono camminare per strada.

Vorrei fare uno studio sociologico, perciò ti chiedo: come sono gli uomini dalle tue parti?

F. Se per “uomini” esci dal generico e intendi “persone di sesso maschile”, sono di più tipi: i ragazzi di bassa estrazione sociale, che lavorano tantissimo e mangiano poco, sono magri e con un fisico scolpito che a confronto Rambo pare Malgioglio, i ricchi sono parecchio imbolsiti (le persone ricche hanno autisti, tate, donne di servizio e praticamente non smuovono una paglia fisicamente), una cosa che a confronto spesso Malgioglio sembra Rambo. In entrambi i casi sono molto gentili, e, nel primo, spesso anche parecchio mandrilli. La fedeltà non è un grande valore, qui: ti piace una donna? Provaci! Il sesso è solo sesso, punto.

M. Preferisco non rispondere a questa domanda, vi lascio la libertà di immaginarveli!

Tre aggettivi che caratterizzano la tua vita all’estero.

F. Riflessiva. Ho avuto modo di confrontarmi con tantissime cose qui: la povertà, l’indolenza, il rifiuto, l’arretratezza, il fatalismo e soprattutto sull’origine di tutte queste cose. Ne è venuta fuori una coscienza civile e sociale diversa, e soprattutto una diversa visione del mondo. Nuova. Il passaggio da una civiltà occidentale a una diametralmente opposta, oltre a darmi millemila occasioni di riflessione, mi ha anche permesso di allontanarmi da dinamiche che, in Italia, mi stavano distruggendo. In questo posto non avevo un passato, ho potuto solo costruire. Strana. Sono ormai talmente abituata a pensare e vivere le cose in un certo modo, che spesso mi sento in bilico tra ciò che ero e ciò che sono. Mi capita col cibo, mi capita con la lingua, mi capita con le abitudini, con la spesa, con la scuola. Un piede qui e un occhio in Italia, dove tra poco, tra preoccupazioni e un po’ di tristezza, tornerò.

M. Caotica, strana, avventurosa

Tre aggettivi che caratterizzano il tuo paese d’adozione.

F. Caldo: il sole sorge la mattina verso le 6 e alle 7 è alto come alle 11:30 italiane. Anche i tramonti sono piuttosto veloci. In mezzo una temperatura che durante l’anno varia tra i 30° e i 38° (in punte di 23° durante l’Harmattan), anche di notte, e un’umidità media dell’80-85%. Ancestrale: anche nel semplice muoversi a piedi per la città, si riconosce come un ritmo diverso, una camminata flessuosa, un qualcosa che parla di danza, di fuoco, di civiltà antica e profondamente diversa. Sporco: mi spiace rovinare la poesia, ma purtroppo è così. Le persone qui gettano tutto a terra, ma tutto tutto tutto. Se ci aggiungiamo che la maggior parte della raccolta delle immondizie viene fatta in spazi preposti, aperti, senza cassonetti e sotto il sole equatoriale… ho detto tutto. Il gettare a terra fa parte proprio della cultura locale (e non solo: i libanesi, che qui sono tantissimi!, fanno la medesima cosa): dal posto sull’aereo a quello in piscina, in base a ciò che vedi per terra, puoi capire la nazionalità (ma contrariamente a quello che si pensi, non l’estrazione sociale).

M. Caotico, strano, avventuroso (che fantasia ah!)

La parolaccia che dici più spesso (in lingua straniera)

F. Merde! Poi quando sono in macchina passo all’italiano, grazie al quale posso produrre epiteti ben più coloriti e liberatori!!!

M. Una mia amica un anno fa, mentre parlavo di un automobilista che aveva tentato di ammazzarmi, mi ha detto “Michela non dire mai parolacce in inglese, dille nella tua lingua così non ti capiscono”. Era molto seria quindi le ho dato ascolto e le parolacce in inglese le tengo per me, al massimo azzardo un “Are you insane?”. Per compensare dico un sacco di “cazzo, merda” o in dialetto veneto “ma ghea fetto? Sito semo? sveiate che te dormi insemenio”.

Come riconosci un italiano in vacanza nel tuo nuovo paese?

F. In genere, dalla lingua. In tutta la Costa d’Avorio ci sono circa 350 italiani, quindi quando si sente parlare la propria lingua in un posto, e capita di rado, l’orecchio la capta a km di distanza. Oppure ci si incontra per caso in pizzeria: i sapori del nostro Paese, quando sei un expat, prendono importanze incredibili!

M. Qui a Pune non ci sono tanti turisti italiani, se ci sono si rinchiudono a meditare da Osho, però ci sono tanti expat italiani ma io non riesco mai a riconoscerli sono loro che mi riconoscono grazie al mio inconfondibile accento veneto.

africa-india Collage

Quale aspetto di te tipicamente italiano ti sei lasciata alle spalle?

F. L’apprensione materna, sicuramente. Onestamente non sono mai stata una mamma chioccia, ma ovviamente come tutte le mamme italiane (che non a caso sono conosciute per questo, nel mondo) ho sempre fatto caso a igiene, qualità del cibo, persone frequentate, etc. Ecco, in Costa d’Avorio è ridicolo farsi paranoie: i miei figli si sono lavati le mani nel secchio in cui le lavava tutta la scuola; hanno mangiato, al mare, in stabilimenti dove non sapevano neanche cosa fosse il disinfettante per alimenti; si sono, presumibilmente, scambiati panini se non direttamente borracce con i loro compagni di classe; sono entrati in contatto con persone detestabili senza che io lo sapessi né potessi farci nulla. Hai tre alternative: passare da un’arrabbiatura all’altra, andartene o adattarti. Ho scelto la terza, con difficoltà. Ovviamente quando nella scuola che frequentavano, i miei figli sono stati picchiati o traumatizzati a livello affettivo, sono stata molto meno conciliante. Ma è inutile fare battaglie, qui: cambi scuola e stop.

M. Urlare e insultare le persone in macchina, ma come ho detto prima sono stata costretta a lasciarmelo alle spalle non l’ho lasciato volontariamente. Un’abitudine veneta che mi sono lasciata alle spalle è l’aperitivo ma anche quello mi manca. Una cosa bella che mi sono lasciata alle spalle è pensare che l’Italia non fosse più un paese bello, in certi momenti lo vedevo come brutto, vecchio e inutile, come un anziano che arranca e ti fa solo tanta pena. Vivendo qua invece ho riscoperto le bellezze che l’Italia mi offre e davo per scontate, come per esempio prendere la macchina al weekend e andare al mare o in montagna impiegandoci solo un’ora, incontrare gli amici senza morire di rabbioso perché il traffico è insostenibile o girare per il giardino di casa in mutande. Con questo non voglio dire che tornerei a vivere in Italia ma quando torno non ho l’ansia di tornare nel mio paese d’adozione come hanno molti espatriati.

Devi espatriare nuovamente, dove andresti e perché?

F. Mi piacerebbe andare verso nord, per il clima (4 anni di caldo e di perenne estate sfiancano) e in un paese francofono (per avere già una base da cui partire). Attualmente se dovessi sognare, penserei a Parigi, città che amo oltre misura, oppure, ma non saprei spiegare il perché, al Quebec. Poi onestamente penso che ogni posto del mondo abbia molto da dare in termini di crescita personale e di esperienza e che se vuoi vivere bene in un posto, devi essenzialmente volerlo.

M. Se dovessi rimanere in Asia vorrei andare a Tokyo, mi ha sempre affascinato il Giappone e prima di morire voglio vedere uno spettacolo di Butoh. Per l’America scelgo l’Alabama perché mi immagino in veranda mentre urlo “Sweet home Alabama” oppure vorrei andare a New Orleans perché mio marito è un jazzista e so che lì troverebbe il suo paradiso. Sud America ovviamente sceglierei il Brasile perché ci sono nata ma non l’ho mai veramente conosciuto. L’Africa mi piace e mi incuriosisce molto, invece per l’Europa scelgo Amsterdam perché tutti sono tranquilli vanno in bici e se non rompi le palle, loro non le rompono a te!

Prossima vacanza?

F. Dopo 3 anni e mezzo di caldo, direi che la prossima vacanza saranno i mercatini di Natale in alta Italia!!!

M. Spero di andare al mare, mi piacerebbe visitare il Kerala o tornare a Goa. Con costanza provo a convincere mio marito di andare alle Maldive ma qualche mio acerrimo nemico è andato a dirgli che le Maldive non sono niente di che.

Cosa ti auguri per il tuo futuro e per quello dei tuoi figli?

F. Di mantenere questa apertura culturale e mentale, di continuare a vedere solo luce, dove altri vedono un colore.

M. Se un giorno avrò dei figli spero semplicemente che siano felici, rispettosi e curiosi verso il mondo. Io invece mi auguro di trovare finalmente quella serenità che qui cerco da quasi due anni.

Ringrazio tantissimo Francesca e Michela per essere state ospiti delle mie interviste doppie (semiserie) e spero un giorno di poterle incontrare nei loro paesi di adozioni che tanto mi ispirano, incuriosiscono ed affascinano.. e se proprio non ci riusciamo mi accontento di incontrarle alle Maldive! 😉 

 

 

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5 Comments

  • Reply
    Mammarch
    maggio 6, 2015 at 2:18 pm

    Grazie per avermi fatto conoscere due nuove blogger da paesi molto affascinanti…corro subito sui loro blog 😉

  • Reply
    La Cri - OMINOUOVO
    maggio 6, 2015 at 2:57 pm

    Bellissimi paesi entrambi. Due blog che non conoscevo. Come sempre grande Alessia.

  • Reply
    Sempre Mamma
    maggio 6, 2015 at 3:34 pm

    Che bella intervista. Belle domane, alcune insolite.
    Mi piacciono queste due blogger che seguo da tempo e leggere qualcosa di nuovo è sempre un piacere.

  • Reply
    la Sam
    maggio 7, 2015 at 2:04 pm

    Bellissima questa intervista! Sono rimasta affascinata e corro subito a leggere i loro blog! È una vita che voglio andare in India…chissà se convinco MM…

  • Reply
    Annika
    maggio 10, 2015 at 6:22 pm

    Fra… Io il topone lo assaggerei. Non vorrai mica, alla fine, andartene con questo rimpianto?? 🙂

    Michela, ti sono vicina. Pure io me lo vado a cercare, di vivere all’estero, poi a ogni trasferimento mi lagno vigorosamente!

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